{"id":469,"date":"2013-06-25T16:51:34","date_gmt":"2013-06-25T14:51:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prolocoroccadaspide.it\/?page_id=469"},"modified":"2026-07-18T15:14:49","modified_gmt":"2026-07-18T13:14:49","slug":"informazioni-storiche","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.prolocoroccadaspide.it\/?page_id=469","title":{"rendered":"Informazioni storiche"},"content":{"rendered":"<p>I primi insediamenti nel territorio vengono ricondotti alla civilt\u00e0 greca ed etrusca.<br \/>\nIn particolare in localit\u00e0 Tempalta, luogo caratterizzato da basse collinette a ridosso della vicina piana del Sele, sono state portate alla luce le tracce di insediamenti abitativi e di una necropoli i cui materiali vengono datati a partire dalla seconda met\u00e0 del VII secolo a.C. e fino a tutto il IV secolo a.C.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" style=\"border: 0px none;\" title=\"Mappa etruschi\" alt=\"Mappa etruschi\" src=\"http:\/\/lnx.prolocoroccadaspide.it\/images\/etruschi.jpg\" width=\"150\" height=\"119\" border=\"0\" \/>Tali elementi documentano la presenza di indigeni nel territorio, probabilmente di stirpe etrusca, insediati nella zona prima della fondazione della vicina citt\u00e0 greca di Paestum (i cui ruderi sono oggi ricompresi nel territorio del comune di Capaccio) avvenuta invece successivamente tra la fine del VII ed i primi decenni del VI secolo a.C.<\/p>\n<p>In localit\u00e0 Fonte invece, presso la sorgente del fiume Cosa (piccolo corso d&#8217;acqua che si versa nel fiume Calore Salernitano), sono stati ritrovati i resti di un santuario, datati invece intorno ai primi decenni del VI secolo a.C., che fanno ritenere che ivi fosse ubicato un luogo di culto extraurbano, dedicato ad una divinit\u00e0 delle acque e che ebbe vita molto lunga nel tempo. \u00c8 assai probabile che il luogo di culto fosse stato costruito dagli abitanti di stirpe greca della vicina Paestum in quanto gli elementi ritrovati sono molto simili a quelli rinvenuti nel vicino Heraion alla foce del Sele. \u00c8 da ritenere che i coloni greci, che oramai si erano insediati nella zona, avevano posto il suddetto santuario presso uno dei confini del proprio territorio allo scopo di instaurare, con i pi\u00f9 antichi abitanti del luogo, dei rapporti di contatto e scambio all&#8217;insegna del sacro.<br \/>\n\u00c8 stata inoltre avanzata un&#8217;ipotesi secondo la quale si ritiene che, a partire dal III secolo d.C. &#8211; periodo durante il quale si afferm\u00f2 il Cristianesimo nella vicina Paestum &#8211; Roccadaspide sia stata un casale greco nel quale fossero stati edificati luoghi di culto cristiano.<\/p>\n<p>\u00c8 pi\u00f9 probabile per\u00f2, che il primo nucleo urbano organizzato, sia sorto solo a partire dal VII secolo d.C., quando la vicina citt\u00e0 di Paestum fu gradualmente abbandonata a causa dell&#8217; impaludamento della zona e alle successive incursioni lungo la costa dei Saraceni e dei Normanni, che portarono gli abitanti di Paestum a cercare rifugio sulle colline circostanti.<\/p>\n<p>Durante il medioevo la storia di Roccadaspide segu\u00ec le sorti delle vicende feudali che interessarono la regione, ma scarne sono le fonti attraverso le quali \u00e8 possibile ricostruirne il passato e di conseguenza spesso non risulta agevole capire le vicende che portano spesso al trasferimento della signoria sul territorio rocchese.<br \/>\nLe prime notizie documentali risalgono al tempo del <strong>Principato di Salerno<\/strong> e attestano che nel X secolo d.C. Roccadaspide era chiamata <em>Casavetere di Capaccio o San Nicola de Aspro<\/em>. Tali elementi confermano l&#8217;esistenza di antichi legami con le popolazioni di Capaccio nonch\u00e9 l&#8217;esistenza di un&#8217;antica chiesa probabilmente bizantina. Le fonti riportano inoltre che S. Nicola de Aspro, tra la fine del X secolo e l&#8217;inizio del XI secolo, faceva parte della contea di Capaccio, la quale era soltanto una parte del pi\u00f9 ampio Gastaldo di Lucania. Nell&#8217;archivio dell&#8217;Abbazia territoriale della Santissima Trinit\u00e0 di Cava d\u00e8 Tirreni, \u00e8 stato rinvenuto un atto notarile del 15 maggio 1092, il quale prova che a quel tempo Roccadaspide fosse una badia dipendente dall&#8217;Abbazia di Cava d\u00e8 Tirreni e che vi fosse una chiesa eretta in un perimetro delimitato da una rocca e da mura (testualmente si legge: S. Nikolai constructam intra Castellum quod asprium dicitur).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" style=\"border: 0px none;\" title=\"Regno delle due sicilie\" alt=\"Regno delle due sicilie\" src=\"https:\/\/www.prolocoroccadaspide.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/regno_delle_due_sicilie-scaled.jpg\" width=\"150\" height=\"180\" border=\"0\" \/>A partire dal 1130 il territorio di Roccadaspide entr\u00f2 a far parte, come tutto il Meridione italiano, del Regno di Sicilia creato da Ruggero II d&#8217;Altavilla. La ricerca toponomastica segnala come il centro abitato fosse chiamato intorno al XII secolo come Rocca D&#8217;Aspris o Rocca de Aspis, dal greco aspis che significa scudo, difesa: questo dimostrerebbe, secondo gli storici, che in quel periodo, intorno allo sperone di roccia impervio su cui attualmente si trova il centro storico del paese, gi\u00e0 sussisteva una costruzione difensiva intorno al quale si era sviluppato un discreto centro abitato. Al riguardo \u00e8 significativa una bolla pontificia di Papa Celestino III, con la quale veniva canonicamente riconosciuto il Convento di S. Lorenzo Strictu nel vicinissimo comune di Castel San Lorenzo, datata Roma &#8211; 15 maggio 1191, nella quale si legge &#8220;Rocchae&#8221;, termine che sta ad indicare la presenza di una torre o fortificazione.<\/p>\n<p>Secondo fonti storiche, il primo feudatario di Roccadaspide fu tal Guglielmo figlio del fu Goffredo della Famiglia Francesca che probabilmente era salernitana, il quale acquis\u00ec nel 1237 la signoria su Roccadaspide e Corleto Monforte; morto Guglielmo gli successe la figlia Filippa che si spos\u00f2 con Gilberto di Fasanella, membro della famiglia nobiliare pi\u00f9 importante della Valle del Calore. Filippa avrebbe quindi portato in eredit\u00e0 ai Fasanella la signoria su Roccadaspide e Corleto Manforte; fu in questo modo che Roccadaspide entr\u00f2 nell&#8217;orbita politica dei Baroni di Fasanella. Nel XIII secolo, e probabilmente a partire dal 1245, in conseguenza degli eventi della congiura di Capaccio e per volont\u00e0 dell&#8217;imperatore Federico II, venne iniziata la costruzione di un vero e proprio castello sulla base della costruzione preesistente. In seguito, qualche anno dopo la congiura di Capaccio e dopo la battaglia di Benevento avvenuta 1266, durante la quale Carlo I d&#8217;Angi\u00f2 conquist\u00f2 il Regno di Napoli sconfiggendo a Benevento l&#8217;ultimo re svevo, Manfredi di Sicilia discendente di Federico II, da quanto risulta dalla scrittura della Reintegrazione dei Feudi, ai Baroni e alle Chiese del Re, Roccadaspide divenne un vero e proprio baluardo a difesa della Valle del Calore (nel documento infatti si legge: prope castrum roccae de aspro).<\/p>\n<p>Tale documento inoltre, dimostra che, ancora alla fine del XIII secolo, Roccadaspide non era il centro di un feudo indipendente in quanto rientrava all&#8217;interno della pi\u00f9 ampia Baronia di Fasanella, la quale aveva sede dove oggi sorge il comune di Sant&#8217;Angelo a Fasanella. Con l&#8217;ultimo documento menzionato, Carlo I d&#8217;Angi\u00f2 attruibu\u00ec la signoria su Roccadaspide a Pandolfo Fasanella, suo sostenitore ed originario feudatario della regione, che intorno al 1245 si era schierato apertamente contro Federico II. Se appare certo quindi che intorno al 1270 a Roccadaspide fosse presente un vero e proprio castello, \u00e8 anche vero che i documenti dimostrano come nel 1271 nel paese fossero stati censiti soltanto 40 abitanti, la popolazione infatti era fortemente regredita per varie cause: il terremoto del 1265, malattie e le lotte militari del tempo. Ciononostante, nel registro delle decime degli anni 1308-1310, &#8220;ratione decimarum italiae&#8221;, si parla di Castrum Rocce de Aspio e questo dimostra come il paese, durante il XIV secolo, fosse oramai diventato un importante centro fortificato. Pandolfo Fasanella mor\u00ec verso la fine del XIII secolo e in seguito la signoria su Roccadaspide pass\u00f2 a varie famiglie tra le quali va annoverata la famiglia Sanseverino, Baroni del Cilento, che di fatto controllarono la regione fino alla met\u00e0 del XVI secolo quando il casato si estinse con la morte dell&#8217;ultimo discendente.<\/p>\n<p>Con la scomparsa degli ultimi <em>Sanseverino<\/em>, le terre del Cilento, che fino a quel momento avevano costituito un&#8217;unica Universitas indivisa, furono frazionate in vari feudi e sub-feudi e vennero poste in vendita e comprati da facoltosi napoletani, graditi alla Corte e desiderosi di procurarsi un titolo di nobilt\u00e0, che molto spesso non prendevano nemmeno materialmente il possesso dei territori acquisiti per rimetterli di nuovo in vendita. In tale contesto si colloca nel 1549 l&#8217;acquisizione della signoria su Roccadaspide da parte del nobile napoletano Giovanbattista Filomarino.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo viene menzionato anche in una lapide posta nel duomo di Napoli nella quale si legge<\/p>\n<blockquote><p>et gesta Roccae comitis titulu meruit MDIL<\/p><\/blockquote>\n<p>e cio\u00e8 merit\u00f2 per le sue gesta il titolo di primo Signore di Rocca nel 1549; una lapide simile \u00e8 collocata anche nella Chiesa della Nativit\u00e0 del paese nella quale nel 1564, lo stesso Giovambattista Filomarino si autodefiniva primo signore rocchese. Si deve segnalare anche che furono i Filomarino a portare a Roccadaspide le reliquie dei Santi Sinforosa e Getulio, divenuti poi i Santi patroni del paese (in precedenza il patrono era S. Rosa). Tali reliquie, sarebbero state donate dal papa Sisto IV a Tommaso Filomarino, avo dei futuri signori rocchesi, per essersi distinto nel 1480 nella famosa battaglia di Otranto combattuta contro i Turchi. Pare inoltre che debba farsi coincidere il periodo in cui Roccadaspide abbia acquisito definitivamente una propria identit\u00e0 ed autonomia col riconoscimento del titolo di Universitas con quello in cui i Filomarino subentrarono nella signoria del paese. La famiglia Filomarino tenne la signoria su Roccadaspide fino alla prima met\u00e0 del XIX secolo. Tra i pi\u00f9 illustri esponenti del casato va menzionato Tommaso Filomarino, figlio del primo signore Giovanbattista e discendente del Tommaso distintosi nella battaglia di Otrano del 1480, il quale nel 1610, ottenne il titolo di primo principe della contea rocchese e fond\u00f2 nel paese, insieme alla moglie Beatrice Guevara, il Conservatorio delle Religiose di S. Elisabetta (nel 2011 la struttura risulta ripartita tra un asilo, un dipartimento di salute mentale e una scuola elementare). Durante la signoria dei Filomarino il castello sub\u00ec i pi\u00f9 importanti interventi edilizi e venne ulteriormente ampliato e fortificato fino ad assumere l&#8217;aspetto che ha oggi; inoltre il nome del paese and\u00f2 gradualmente trasformandosi fino a divenire nel XVIII secolo Rocca d&#8217; Aspro o anche Rocca dell&#8217; Aspide per poi assumere la forma di Rocca d&#8217; Aspide agli inizi dell&#8217;800.<\/p>\n<p>Come nel resto del Meridione italiano, le strutture del sistema feudale tardarono a scomparire e la presenza dei nobili Filomarino nel paese \u00e8 certificata fino agli inizi dell&#8217;800. Nonostante il perdurare dei retaggi medioevali, mutate condizioni di viabilit\u00e0, garantirono al paese un notevole sviluppo gi\u00e0 a partire dal XVIII secolo. Fino al &#8216;700 infatti, Roccadaspide era collegata col resto del salernitano essenzialmente da un disagevole percorso che congiungeva la sommit\u00e0 del paese con la sottostante Valle del Calore Salernitano la quale andava percorsa per intero prima di giungere nella Piana del Sele. Nel XVIII secolo fu invece realizzata una prima strada che, tagliando per la localit\u00e0 Difesa &#8211; S. Maria, colleg\u00f2 direttamente il centro di Roccadaspide con la zona di Capaccio; sempre in tale periodo venne inoltre realizzata una via che, tagliando per la localit\u00e0 S. Paolo, colleg\u00f2 direttamente il paese con i borghi dell&#8217;interno del Cilento quali Castel San Lorenzo e Felitto. La migliore viabilit\u00e0 favor\u00ec la crescita demografica col conseguente ingrandimento del perimetro urbano e l&#8217;affermarsi di artigiani, commercianti e proprietari terrieri che a loro volta diedero successivamente vita ad una piccola borghesia composta da notai, esattori, speziali e cancellieri. Tali fenomeni inoltre favorirono il sorgere lungo le direttrici stradali di borgate rurali che andarono sempre pi\u00f9 ingrandendosi fino ad acquisire nel XX secolo la forma di vere e proprie contrade: Fonte, Serra, Tempalta. Agli inizi del XIX secolo la popolazione aveva ormai raggiunto il numero di 4.000 abitanti, nonostante il paese fosse rimasto coinvolto sia nella peste del 1656 e sia carestia del 1754 che interessarono buona parte del Meridione.<\/p>\n<p>La vivacit\u00e0 economica e sociale che si ebbe tra il XVIII e il XIX secolo \u00e8 testimoniata anche dal fatto che in quel periodo sorsero nel territorio numerosi mulini, fabbriche di mattoni (cd. carcare) e dall&#8217;inizio dell&#8217;800 furono istituite due fiere annuali (San Giuseppe il 18 marzo e Tutti i Santi il 31 ottobre). Inoltre, a partire dalla seconda met\u00e0 del &#8216;700, il paese fu interessato da un diverso sviluppo edilizio. Fino ad allora il centro urbano si era essenzialmente sviluppato nella parte sottostante il castello, a partire dalla fine del XVIII sec. invece, le migliorate condizioni di una parte della popolazione porteranno all&#8217;edificazione di una serie di palazzi borghesi nella parte sopraelevata rispetto al maniero, che al termine di un lungo ciclo di costruzione durato decenni, daranno vita ai quartieri di via Perillo, via Santa Rosa, via Mazzini e piazza XX settembre.<br \/>\nNel Mezzogiorno le obsolete strutture feudali furono spazzate via soltanto con le cd. leggi eversive della feudalit\u00e0 attuate tra il 1806 e il 1808, con le quali Giuseppe Bonaparte, re di Napoli e fratello di Napoleone, abol\u00ec la feudalit\u00e0 nel Regno di Napoli e fece si che alle Universitas dipendenti dai feudatari, andassero sostituendosi i liberi e autonomi comuni ed \u00e8 infatti risalente all&#8217;anno 1809 l&#8217;elezione del primo sindaco nel comune di Roccadaspide. Fu istituita anche una magistratura speciale, la Commissione Feudale, per dirimere l&#8217;enorme contenzioso sorto tra i baroni e le Universitas in seguito all&#8217;abolizione del feudalesimo. \u00c8 infatti datata 22 marzo 1810 la sentenza con la quale la suddetta Commissione pone definitivamente fine al feudalesimo in Roccadaspide condannando l&#8217;ultimo discendente dei Filomarino, Giacomo Duca di Perdifumo, a rinunziare agli ultimi privilegi feudali.<\/p>\n<p>Nel 1850 il paese assunse il nome definitivo di Roccadaspide che, salvo brevi archi temporali in cui si \u00e8 preferito ricorrere ad altre denominazioni, \u00e8 rimasto inalterato fino ad oggi. \u00c8 da segnalare inoltre che nel periodo compreso tra la fine del &#8216;700 e la seconda met\u00e0 dell&#8217;800, anche se Roccadaspide non venne coinvolta direttamente negli eventi sociali e politici che determinarono il crollo dell&#8221;ancien r\u00e9gime nel Meridione e l&#8217;instaurazione del Regno d&#8217;Italia, numerosi sono stati i cittadini del comune che vi parteciparono e che in molti casi vi persero la vita.<\/p>\n<p>La crescita demografica dei secoli precedenti favor\u00ec a partire dal XIX secolo, l&#8217;ascesa politica del comune nel nuovo assetto istituzionale e cos\u00ec dopo il periodo napoleonico, dal 1811 al 1860 Roccadaspide \u00e8 stato capoluogo dell&#8217;omonimo circondario appartenente al Distretto di Campagna del Regno delle Due Sicilie e successivamente, dal 1860 al 1927, durante il Regno d&#8217;Italia \u00e8 stato capoluogo dell&#8217;omonimo mandamento appartenente al Circondario di Campagna.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" style=\"border: 0px none;\" title=\"Lapide cimitero Roccadaspide\" alt=\"Lapide cimitero Roccadaspide\" src=\"http:\/\/lnx.prolocoroccadaspide.it\/images\/lapide_cimitero_roccadaspide.jpg\" width=\"220\" height=\"293\" border=\"0\" \/>Nel corso della prima guerra mondiale furono ben 43 i cittadini rocchesi che persero la vita nel corso delle operazioni belliche. Durante il secondo conflitto mondiale, invece, oltre alla perdita di 67 militari sul fronte, il paese sub\u00ec il coinvolgimento diretto nelle manovre militari nel corso dell&#8217;Operazione Avalanche intrapresa dagli Alleati. Durante tale azione di guerra, infatti, le truppe tedesche tentarono di mantenere la posizione in Roccadaspide allo scopo di controllare il percorso stradale che conduceva verso l&#8217;interno e questo fece si che, in quei giorni, oltre al passaggio degli eserciti belligeranti, si verificassero due significativi episodi bellici: la sera dell&#8217; 11 settembre 1943 l&#8217;esercito tedesco attacc\u00f2 a colpi di cannonate alcune postazioni site nelle campagne causando due vittime mentre il giorno 15 settembre 1943 alle ore 16:00, all&#8217;indomani dello sbarco degli Alleati sul litorale di Paestum, un bombardamento aereo dall&#8217;aviazione americana colp\u00ec il centro urbano causando 41 vittime civili e danneggiando molti edifici tra i quali la Chiesa dell&#8217;Assunta.<\/p>\n<p>\u00c8 documentato che a partire dalla prima met\u00e0 del XX secolo, il paese risent\u00ec della mancata industrializzazione dell&#8217;intera regione: la maggioranza della popolazione locale viveva in povert\u00e0 e si suddivideva essenzialmente in contadini, che vivevano sparsi nelle campagne e in una classe composta da artigiani, piccoli commercianti e manovali che invece abitavano il centro capoluogo. A causa di tale situazione di indigenza, fino alla fine degli anni &#8217;60, molti abitanti della zona furono costretti ad emigrare all&#8217;estero oppure ad andare a lavorare presso le imprese agricole che si erano inserite nella Piana del Sele dopo che questa era stata bonificata a partire della fine degli anni &#8217;20. Nonostante ci\u00f2 il paese continu\u00f2 a svilupparsi, la popolazione continu\u00f2 a crescere e Roccadaspide fu sempre tra i primi paesi del Cilento ad usufruire dei benefici tecnologici che contraddistinsero il XX secolo (gi\u00e0 nel 1910 la costruzione di una piccola centrale idroelettrica sul fiume Calore garant\u00ec la corrente elettrica in alcune piccole zone del territorio; la prima linea automobilistica della provincia di Salerno fu la direzione Castel San Lorenzo \u2013 Capaccio che attraversava il solo centro di Roccadaspide ed era gi\u00e0 attiva nel secondo decennio del &#8216;900). Durante la seconda met\u00e0 del XX secolo invece, grazie soprattutto ad una popolazione molto elevata rispetto alla media del Cilento (sul finire degli anni &#8217;70 Roccadaspide contava quasi 9.000 abitanti), il paese benefici\u00f2 degli effetti della terziarizzazione della societ\u00e0 e nel comune furono insediati due istituti di scuola superiore, un campo sportivo, un ospedale, la sede della Comunit\u00e0 montana Calore Salernitano e altri enti pubblici che favorirono l&#8217;affermazione di una classe benestante e di una intensa attivit\u00e0 commerciale ed edilizia.<\/p>\n<p>Tutti questi fattori favorirono la nascita di innumerevoli negozi, bar e condomini che modificarono significativamente l&#8217;aspetto urbano del paese, mentre nello stesso periodo inoltre, si registr\u00f2 un importante incremento della produzione di vino ed olio d&#8217;oliva che invece and\u00f2 ad incidere sull&#8217;aspetto delle campagne locali.<\/p>\n<p>Dai primi anni &#8217;90 parte del territorio del comune fa parte del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano.<\/p>\n<p>Agli inizi del III millennio il paese sta risentendo notevolmente delle nuove esigenze abitative della popolazione, meno incline a vivere nel centro capoluogo, e del pi\u00f9 difficile contesto socio-economico che \u00e8 andato maturando sul piano nazionale. Dopo secoli durante i quali il centro capoluogo non ha fatto altro che ingrandirsi, attualmente si sta invece spopolando in quanto la popolazione preferisce trasferirsi nelle zone costiere della Campania oppure nelle campagne del comune: in particolar modo negli ultimi anni gli abitanti si stanno trasferendo in localit\u00e0 Carpine \u2013 S. Paolo e nella contrada Fonte quest&#8217;ultima, direttamente confinante con la piana del comune di Capaccio, \u00e8 dotata di una notevole distesa pianeggiante nella quale si \u00e8 sviluppata una discreta attivit\u00e0 imprenditoriale negli ultimi decenni. Il territorio del comune inoltre, non sembra poter sostenere il confronto con le zone costiere del resto della provincia e non pare pi\u00f9 capace di offrire un&#8217;occupazione ai giovani, in specie ai laureati, i quali stanno dando vita ad un nuovo fenomeno migratorio che si ripercuote inevitabilmente sulla popolazione che sta lentamente invecchiando e diminuendo.<\/p>\n<p>Dal 2009 \u00e8 in vigore nel comune il servizio di raccolta differenziata dei rifiuti che ha permesso alla comunit\u00e0 locale di distinguersi a livello nazionale per essere tra quelle che riesce a raggiungere le pi\u00f9 alti percentuali di raccolta differenziata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I primi insediamenti nel territorio vengono ricondotti alla civilt\u00e0 greca ed etrusca. 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