Numerose sono le leggende presenti nella tradizione popolare del paese che si riallacciano alla suo passato feudale e contadino nonché alle vicende storiche che hanno interessato nei secoli la Valle del Calore:
- Secondo la tradizione popolare, quando i sopravvissuti alla distruzione della vicina Paestum trovarono scampo sulle alture ove ora sorge il paese videro balzare fuori da una masso degli aspidi e per tale motivo avrebbero chiamato il nascente paese come Rocca dell’Aspide.
- Secondo altra versione invece, durante i lavori di costruzione del castello, furono rinvenuti degli aspidi in letargo, uno di questi svegliatosi morse mortalmente una ragazza. In conseguenza di tale evento, come simbolo dell’Universitas, i notabili del tempo scelsero tre torri sormontate da un aspide e l’appellativo di Rocca dell’Aspide.
- Una leggenda racconta che la fondazione del paese sia stata opera di alcuni uomini di Spartaco che vistisi oramai perduti dopo la sconfitta dei ribelli nei pressi del vicino fiume Sele, cercarono rifugio sulle colline ove ora sorge il paese.
- Numerose sono le storie che riguardano la misteriosa stanza in più del Castello, si narra infatti che vi sia un vano che appaia e scompaia, nel quale sarebbero stati visti personaggi arcani e oggetti preziosi, ma che sparisca misteriosamente lasciando al posto del suo ingresso un muro.
- I credenti attribuiscono a Santa Sinforosa, patrona del paese, numerosi miracoli. Secondo il più noto di questi, nel 1750 la campagna era infestata da numerose cavallette e mentre i fedeli pregavano in chiesa per la liberazione dal flagello, gli esseri divoratori fuggirono veloci verso il fiume Calore dove annegarono. Ancor oggi, ogni prima domenica di maggio, a ricordo del miracolo, i fedeli partecipano ad una solenne processione durante la quale la statua della Santa viene portata presso la località Scanno fuori dal centro abitato.
- La tradizione locale, non confermata da nessuna fonte documentale, vuole che il Convento di S. Maria delle Grazie ebbe come Superiore tal Felice Perretti successivamente salito al soglio pontificio col nome di Papa Sisto V. Si ritiene inoltre che proprio a detto Superiore debbono riconoscersi i principali lavori di abbellimento del convento attraverso gli affreschi interni ed esterni che un tempo decoravano la struttura.
- Nella chiesa del convento francescano, dietro l’altare maggiore, è collocata un’edicola con una statua della Madonna delle Grazie che si ritiene sia stata costruita sul posto su di un tronco d’albero e che ogni tentativo di rimuovere la statua dalla sua collocazione originaria sia stato sempre impedito da eventi inspiegabili.
- Si narra che vi sia un tunnel, scavato per scopi ignoti, che colleghi il Castello con il Convento dei carmelitani.
- Il folclore locale è caratterizzato da una particolare versione della leggenda del licantropo. Si ritiene infatti che la maledizione dell’uomo-lupo colpisca le persone nate durante la notte di Natale, tale maledizione però colpirebbe in modo diverso gli uomini e le donne. I maschi si trasformerebbero ad ogni plenilunio in un pumpinaru, ovvero in un essere dai lineamenti alterati e bestiali, feroce e febbrile, che vaga pericolosamente nella notte in preda al delirio e capace di calmare il proprio furore soltanto buttandosi nell’acqua o rotolandosi nella cenere. La donna invece, nata pure durante la notte di Natale, diventerebbe una jnara, e nel periodo precedente tale festa, si aggirerebbe di notte brutta e ripugnate, con l’intento di deformare i bambini. Per tenere lontane tali creature occorre sistemare dietro la porta una scopa, in quanto tali esseri, dotati di pessima memoria, rimarrebbero occupati a contare tutti i fili della scopa fin quando non giunge l’aurora e vanno via.


